Un luogo di dolore che potrebbe diventare un luogo di memoria, bellezza e rispetto. La natura ha già fatto la sua parte. Ora tocca a noi restituire dignità a questo Camposanto
Da almeno una ventina di anni abbiamo provato a interloquire con le diverse amministrazioni comunali che si sono succedute, nella speranza di ottenere un intervento capace di restituire decoro e dignità al Camposanto dei Colerosi. Purtroppo, abbiamo dovuto prendere atto che la questione non sembra interessare più di tanto chi ha avuto e continua ad avere responsabilità amministrative. La tutela della memoria, il decoro dei luoghi e il rispetto della dignità di una comunità non sembrano essere tra le priorità di queste amministrazioni.
Basti pensare che ancora oggi, nel Piano Regolatore Generale del Comune di Napoli, il luogo risulta rubricato come terreno agricolo incolto!
Più volte abbiamo segnalato le condizioni di degrado del Camposanto dei Colerosi, senza ottenere risultati apprezzabili. Eppure, parliamo di un luogo nel quale si stima siano state inumate oltre settemila vittime nell’Ottocento. Migliaia di esseri umani, nostri concittadini, che persero la vita e che meritano almeno il rispetto della memoria e della dignità del luogo nel quale riposano.
In qualche caso si è persino dubitato che quello spazio fosse proprio il Camposanto dei Colerosi, dimostrando una scarsa conoscenza della storia dei luoghi e delle comunità che ne hanno fatto parte. Una circostanza che lascia francamente sconcertati, soprattutto se si considera il valore storico e umano di quel luogo.
Potrei raccontare ancora tanti altri episodi, alcuni davvero bizzarri, che testimoniano quanto sia stato difficile, nel corso degli anni, riuscire anche soltanto ad avviare un percorso concreto di recupero.

Negli ultimi anni, l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Napoli aveva anche individuato il consueto «mecenate» di turno al quale affidare un progetto di riqualificazione. L’iniziativa, tuttavia, non ha avuto seguito. Nonostante non vi sia stata un’esplicita ammissione del fallimento, si può ragionevolmente ritenere che il soggetto interessato abbia valutato come non conveniente, sotto il profilo aziendale, assumersi gli oneri di una gestione che avrebbe comportato anche una sorta di privatizzazione di uno spazio che, comunque lo si voglia considerare, resta e deve restare un Camposanto, con tutto ciò che questo comporta. Senza dimenticare che su quel luogo vigilano da anni decine di cittadini e la stessa comunità religiosa, che non hanno mai smesso di difenderne la memoria e la destinazione.
Appena quattro giorni fa, in un mio post, ho ripreso la questione della proprietà e delle responsabilità relative alla gestione dell’area. Ho ricordato che queste fanno capo ai Comuni che costituivano l’originario Consorzio: San Giovanni a Teduccio e Barra, oggi ricompresi nel Comune di Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici ed Ercolano, l’antica Resina.
È evidente che occorrerebbe un coordinamento tra tutti questi Comuni, coordinamento che dovrebbe essere assicurato dal Comune di Napoli, considerato che il Camposanto ricade nel suo territorio. Gli altri enti sono stati messi a conoscenza della situazione, che peraltro conoscono bene da tempo. Eppure, ancora una volta, non siamo riusciti a compiere un solo passo avanti.
E pensare che realizzare un Giardino della Memoria dell’area vesuviana, della quale questo territorio era parte integrante, non richiederebbe investimenti straordinari. Basterebbe la volontà di riconoscere il valore storico, umano e civile di questo luogo e di restituirgli la dignità che merita. Ma, a quanto pare, anche i defunti possono essere lasciati nel degrado, come se la loro memoria non riguardasse più nessuno.
L’unico risultato concreto e degno di nota è stato conseguito grazie alla determinazione degli attivisti e della comunità religiosa, che sono riusciti a impedire che il Camposanto continuasse a essere utilizzato come una gigantesca discarica. Un risultato tutt’altro che scontato, che ha avuto anche un costo personale per chi si è impegnato in questa battaglia: in alcune circostanze si è dovuto ricorrere alle cure mediche e, in altre, è stato necessario rivolgersi al Commissariato dei Carabinieri.
Nonostante tutto, non intendiamo arrenderci.
A questo proposito, c’è una nuova iniziativa. Padre Luigi Tornatore si farà promotore della convocazione dell’ennesima riunione, con l’obiettivo di riorganizzare le fila di quanti continuano a chiedere il recupero del decoro del Camposanto e il rispetto della memoria delle migliaia di nostri concittadini che persero la vita e che riposano in questo luogo.
In questa occasione potrà partecipare anche la stessa Municipalità, per offrire il proprio contributo e favorire un confronto che auspichiamo possa finalmente coinvolgere concretamente le istituzioni e gli enti interessati.
Ci auguriamo che questa nuova riunione non si trasformi nell’ennesimo momento di confronto senza conseguenze, ma possa rappresentare l’avvio di un percorso finalmente operativo, con impegni precisi e obiettivi verificabili.
Non chiediamo opere faraoniche, né interventi irrealizzabili. Chiediamo un Giardino della Memoria dell’area vesuviana, un luogo decoroso, curato e rispettato. Chiediamo che oltre settemila vite umane non continuino a essere dimenticate e che venga restituita dignità a un luogo che appartiene alla storia e alla coscienza civile del nostro territorio e dell’intera area vesuviana.
Perché il rispetto dei defunti è, prima ancora che un dovere istituzionale, un dovere umano e civile.


